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Piccole Donne: ancora grazie Jo March per la tua lezione di vita

CFC
Maggio 20, 2020

Una versione un po' radical chic di un romanzo immortale, attualissimo e per molti punti ancora all'avanguardia. Greta Gerwing lo svecchia nello stile: da un lato preserva l’atmosfera nostalgica del passato e dall'altro strizza un occhio ai suoi amici "indie".

Regista: Greta Gerwig; Anno: 2019; Genere: sentimentale, drammatico; Durata: 134 min; Attori principali: Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh, Eliza Scanlen, Laura Dern, Timothée Chalamet, Meryl Streep

Immagini © Warner Bros. Italia

Questa cosa la affronto per punti, perché altrimenti impazzisco.


1. Lady Bird e Jo March: non è per niente facile essere normali.

Jo March è uno dei personaggi femminili più belli di sempre, forse il migliore in assoluto. Intelligente e non convenzionale, irrequieta e profonda. Il modello Jo March è stato costruito dalla Alcott nel 1868 ma ancora oggi è un lontano traguardo per le donne del nostro millennio. Per interpretarla abbiamo visto alcuni dei volti più interessanti del cinema: nel ‘33 c’era Katharine Hepburn, nel ’49 June Allyson, nel ’94 Winona Ryder. E nel 2019 Saoirse Ronan. Ma perché è proprio lei il volto giusto per questa nuova versione?


Nel 2018 Saoirse Ronan è Lady Bird, la protagonista dell’omonimo film, diretto dalla stessa Gerwing. La pellicola racconta la vita normale e allo stesso tempo complessa e insofferente di un’adolescente di Sacramento. Risultato non male: porta a casa 4 nomination agli oscar, tra cui miglior attrice protagonista.


È proprio il rapporto complesso con la normalità a legare le due protagoniste e a rafforzare nell’immaginario del pubblico il collegamento tra Saoirse e Jo. Una scelta a mio parere studiata nel dettaglio e perfettamente centrata per questa nuova versione di Piccole Donne.


Lady Bird racconta il suo rapporto con la normalità con gesti particolari (vi ricordate quando si lancia da una macchina in corsa nel mezzo di una discussione con sua madre?). Jo March lo ribadisce nell’affrontare scelte difficili pur di essere coerente con sé stessa. Potrei citare la scena in cui dice a Lauire che non riesce ad amarlo come vorrebbe lui e che tiene troppo alla sua libertà per poter metterla da parte, ma il momento che preferisco è quello finale, quando torna dall’editore Dashwood per consegnare il finale del suo libro.


Jo: “Con nessuno. Non sposerà nessuno”
Sig. Dashwood: "No, noo, nooo. No, questo non va bene affatto.”
Jo: “Lei dice per tutto il libro che non vuole sposarsi.”
Sig. Dashwood: "E che cosa c’entra, le ragazze vogliono donne sposate, non coerenti.”
Jo: “No, non è il finale giusto!”

2. Greta Gerwig: è lei la tipa giusta per questa nuova versione.


Attrice, sceneggiatrice e regista.
Protagonista nella pellicola Frances Ha, dietro la macchina da presa con Lady Bird.
Film non proprio mainstream.
Delicati ma molto complessi se li guardi bene.
Per capire il perché è lei la tipa giusta per una nuova trasposizione del romanzo bisogna vedere i film che l’hanno coinvolta negli ultimi anni (da non perdere anche Mistress America e Il piano di Maggie).

 
 

3. 1994 vs 2019: mettersi a fare confronti non serve molto.


Ogni epoca ha le sue Piccole Donne. È ovvio che tutti amiamo Winona Ryder con la sua interpretazione del ‘94. Ma perché una ragazza di vent’anni non dovrebbe amare Saoirse Ronan allo stesso modo? Pensiamoci. Lo stesso vale per Christian Bale vs. Timothée Chalamet. Per me il cast è stato scelto molto bene e in particolare Chalamet e Ronan sono i volti giusti per rendere attuali e fruibili i due personaggi nel contemporaneo. Non oso fare commenti sulle versioni del ‘49 e del ‘33 perché non mi sento per niente all’altezza, ma credo possa valere lo stesso concetto.



4. La sceneggiatura: puoi non capirla, ma è un problema tuo.


Quando sono uscita dal cinema, la prima cosa che ho pensato è stata: se non avessi visto gli altri film non ci avrei capito molto. Ho scoperto che è un pensiero comune. Forse il punto più dolente di questa versione 2019. Ma i punti di debolezza possono trasformarsi in cavalli di battaglia, se visti da un’altra prospettiva.


Quando ho rivisto il film in tv con il Club ci ho ripensato: cambiare la sceneggiatura era il minimo, anzi un dovere. Non seguire il filo del racconto, come nei vecchi film, è la cosa giusta da fare per lasciare un contributo significativo a questa nuova pellicola che altrimenti sarebbe risultata estremamente ripetitiva. C’era bisogno di sconvolgere un po’ i ritmi, per una sceneggiatura più dinamica e che richiedesse uno sforzo cognitivo maggiore.


E poi, se nel 2019 non conosci la storia della Alcott, allora forse qualche domanda è il caso di farsela.

Il voto di Francesca P.

8/10

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