ROMA è fotografia e regia.

CFC
Giugno 24, 2019

Fotografia e Regia. Non è per i 2 Oscar ma è la semplice verità. Cuarón ci sa fare con queste cose. È un maestro della perfezione (come ha dimostrato con Gravity). Ma forse proprio in questo esagera un po'.

Regista: Alfonso Cuarón; Anno: 2018; Genere: drammatico; Durata: 135 min; Attori principali: Yalitza Aparicio, Marina de Tavira

Non sono stata in Messico. Mi piacerebbe.
Non amo la storia in generale, nemmeno la politica.
Ho un’ignoranza di fondo su queste cose, che non si scrosta, come il bruciato sulle pentole di alluminio. L’esperienza più messicana che ho fatto in vita mia è cucinare il chili per una cena con delle amiche, perché era il Cinco de Mayo (e nemmeno sapevo cosa fosse). Me ne vergogno un po’ ma non c'è nulla che una corona con il limone non possa farti dimenticare. E poi sono intollerante al mais e non posso mangiare le tortillias. Una condanna. Sono così incazzata ed è forse per questo e per quest’altro che a me

ROMA
non è piaciuto.

A parte gli scherzi, forse è davvero per questo che non l'ho apprezzato come avrei dovuto. Giusto? Perché so poco del Messico.
Facciamo così, partiamo subito con le cose positive, almeno mi salvo la faccia.

Fotografia e Regia.
Non è per i 2 Oscar ma è la semplice verità. Cuarón ci sa fare con queste cose. È un maestro della perfezione (come ha dimostrato con Gravity). Il bianco e nero è bellissimo, di quella tonalità che con Photoshop non riesci mai a replicare. I bianchi candidi ma caldi e i neri profondi quel che basta.

E poi c’è il finale. O meglio la scena finale, quella sulla spiaggia: potente e bellissima, che da un senso a tutto il film.
È potente, quanto lo è la quotidianità muta di Cleo.
Ti tira un cinquino e ti fa sentire stronzo perché non apprezzi le cose quanto dovresti.

Il ritmo lento (anche quando da metà film ne succedono di tutti i colori), l’espressività remissiva, una macchina da presa non invadente ma sempre là, pronta a raccontare la vita di Cleo, zitta, che accetta tutto. La storia di una donna di Città del Messico, la storia di tante donne come lei, mamme che prendono il posto di altre mamme, pronte ad adattarsi ad una famiglia diversissima, sempre attente a non invadere troppo il campo. La vita di una protagonista che è costretta a stare dietro le quinte e non si lamenta mai. E la storia delle vicende della sua vita personale, che vive in un sofferente silenzio.
Un dramma che finisce per intrecciarsi e assomigliarsi così tanto a quello della sua padrona Sofia e al dramma di tante donne. Un dolore che nella sua diversità data dal contesto alla fine è così simile e della stessa fattura.

Il film ha tante cose da dire, ma io non ho la sopportazione dell’intellettuale per comprenderle. Colpa mia. Quindi la critica non è al film e alla modo in cui è stato fatto. Il problema è che non fa per me e tante volte avrei voluto che scorresse più velocemente. È un film su Cuarón e sulla sua psicopatica precisione.
Ammettilo, eri tu l'uomo che parcheggiava la macchina in quel minuscolo garage.
Secondo me non ti sei dato una regolata e hai tralasciato un po' il resto!




Immagini © Netflix


Il voto di Francesca P.

7/10

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2 Comments

  1. Ilaria ha detto:

    Secondo me questo film ha avuto così tanto clamore al momento della sua uscita, solamente perché è stato diretto da Alfonso Cuaron.
    Ma diciamocelo..non è un film scorrevole! Si condordo..la fotografia è molto bella, ma allora perché non stampare direttamente un bell’album fotografico in bianco e nero??

  2. Francesca Palermo ha detto:

    Ahahah sono d’accordo. Sono stati più scorrevoli i monologhi e gemiti di Sandra Bullock in Gravity. Da sola. Nello spazio. Abbandonata a se stessa.

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